
Nell’altopiano Aravalli, a Ranakpur, in India, il più grande tempio Jain. Caumuk o tempio delle Quattro Facce sorge in un burrone in mezzo ad un bosco isolato e fin dal XV° secolo manifesta la perfezione dell’architettuta Jaina.

Splendori sfuggenti, misteri cinesi e francesi consumati all’ombra di tamarindi dove cent’anni di storia, quasi tutti di guerra, sono impressi tra le mura squarciate da vegetazione ribelle. Nelle buie stanze tra le stuoie dei ricordi. Nel sudore dei mercati. Nell’Asia del passato che unisce la grazie parigina ai ritmi orientali.

Scalpellini maestri di un’antica arte che risale al periodo del re Ashoka. Palazzi, fortezze e le Havelis, residenze di commercianti, banchieri e uomini d’affari. Tutto intarsiato per abbellire e far circolare l’aria.

Il colore beige delle case, il solo adottato ad Amman, ingiallito dalla sabbia del deserto. Il fascino di una città aggrappata a sette colli. I sapori della cittadella Al Qala’a, i vecchi cafè fumosi e le bancarelle dei souk che circondano antiche vestigia. Girovagare senza meta tra splendidi viali e sinuose stradine. Laddove il vecchio e il nuovo si fondono in armonia.

Nel profondo deserto di Wadi Mussa, Petra. Trionfo del fantastico e dell’immaginifico di un popolo insondabile, imperscrutabile, geniale, i Nabatei. Città dei vivi e dei morti. Due luoghi paralleli, uno lo specchio dell’altro. Come se roccia e palazzi fossero stati creati nello stesso momento nella negazione d’ogni norma architettonica.

Terra di maestose montagne, strade serpeggianti attraverso panorami lavici lussureggianti di torri arabescate. E alle spalle delle onde che s’infrangono sulla costa, i mercati odorosi e multicolori di Bayt al-Faqih e Taiz col suk delle donne dagli occhi di fuoco. Le voci, gli odori, il chiasso discreto di bimbi. Ombre velate e mute nei vicoli di città imperiali.

Stupenda e dinamica metropoli già nel futuro. Architettura che sale verso il cielo offuscando d’ombra misteriosi templi taoisti. Popolo indaffarato e dinamico in sella al motorino che galleggia sull’asfalto stradale come il moto perpetuo di un fiume. Se rue Catinat resta il volto elegante e coloniale di Saigon, Cholon è sempre il ventre nell’umido calore che avvolge tutto di mistero.

Dopo mercati, deserti, templi, locande, rovine nel vento e monasteri, la valle dei Cedri regno di millenari esemplari dall’eterna, inconfondibile fragranza. Tripoli sul Mediterraneo, vicoli stretti, khans, il porto El Mina. Il lento procedere del tempo e la cordialità della gente.

Magie d’Oriente consacrate a Baal, il dio Sole. L’antica città fenicia nella monumentale valle della Bekaa. Templi come colossi a sorreggere un cielo violato da guerre. Monumenti che hanno assorbito le antiche culture greca, romana e asiatica. Pietre testimoni di un passato glorioso e di un presente infiammato.

Respirare un po’ di follia sul tetto del treno da Cuzco a Machu Picchu. Montagne come pugni che ti vengono addosso. Strette valli lungo il fiume Urubanba. Improvvise gallerie, il buio col fragore del treno che entra nella pelle. Ancora follia nella scalata al Huayana Pichu. L’attesa di un miracolo avvolto dalla nebbia e dal mistero, la Città Perduta.
